CONSONNO CITTÀ FANTASMA dopo il tramonto - la “Disneyland fantasma di Lombardia” degli anni '60-70
Автор: paoloslavazza
Загружено: 2023-08-24
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La storia della città fantasma di Consonno affonda le sue radici in tempi antichi, quando il borgo lecchese era votato all’agricoltura. Giorni lenti, scanditi dal pascolare del bestiame e dalla vita nei campi che, negli anni Sessanta, non furono più la quotidianità in quella che, ben presto, sarebbe diventata la Las Vegas della Brianza.
Nessuno degli abitanti originari di Consonno era proprietario delle case in cui abitava, tanto meno dei terreni circostanti. La legittima proprietaria era infatti la società Immobiliare Consonno Brianza delle famiglie Verga e Anghileri.
All’inizio degli anni ’60, il Conte Mario Bagno, eccentrico industriale brianzolo sogna di trasformare il borgo di Consonno nella mecca lombarda del gioco e dell’intrattenimento. Nel 1962, acquistò dalle famiglie Verga e Anghileri l’intero borgo, i trecento abitanti del paesino lecchese vennero mandati via e le poche abitazioni furono demolite per far spazio alla sua mirabolante visione.
l progetto di Mario Bagno, realizzato solo in parte, ha previsto la costruzione di edifici particolari e assurdi, come un minareto, una galleria commerciale gremita di negozi arabeggianti, un grand hotel, enormi fontane multipiano e addirittura una pista automobilistica che, tuttavia, non vide mai la luce.
La posizione di Consonno aveva stimolato la visione del conte: la strategica vicinanza con Milano lo spinse infatti a costruire una strada asfaltata al posto della mulattiera, così da rendere l’arrivo al proprio personalissimo paese dei balocchi ancora più semplice.
Nonostante oggi Consonno sia un luogo abbandonato, riuscì a vivere un periodo d’oro. Una decina d’anni, o poco più, in cui invitanti slogan come “Disneyland della Lombardia” promettevano grandi divertimenti. E in effetti, così era: la folla che faceva il proprio ingresso nel rinnovato paesino si ritrovava nel salone delle feste, sempre gremito, allietata dalla presenza di celebrità dell’epoca come Celentano, Milva, Mina e Pippo Baudo.
Il conte, tuttavia, non aveva fatto i conti con il rispetto del territorio. La realizzazione della strada asfaltata che lo collega, tutt’ora, a Olginate e l’appianamento della collina voluta per facilitare la vista del Resegone compromisero fortemente l’equilibrio del sottosuolo. Fu così che, a spazzare via lo strano sogno di Mario Bagno, ci pensò l’imponente frana del 1976: cominciò così un nuovo capitolo per Consonno, quello della città abbandonata.
Tra le cose da non perdere a Consonno spicca il minareto, in stile arabeggiante, che domina ancora oggi il paese abbandonato. La grande pista da ballo all’aperto, dove sembrano rieccheggiare le musiche che furono. Gli appartamenti dedicati alle famiglie borghesi in vacanza e ancora il Grand Hotel Plaza, inaccessibile e visibile solo da fuori (o almeno, quel che ne rimane).
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