Carri Mascherati Pordenone 2020
Автор: Graziella Selan
Загружено: 2020-02-16
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Non ci sono molte notizie sulla storia del Carnevale di Pordenone, ma la nota più antica risale al 1648, scritta da Giulio Missini, un francescano inquisitore di Aquileia.
Il contenuto che descrive un’usanza pordenonese relativa alla celebrazione carnevalesca è quello di una lettera indirizzata dal religioso a un collega romano.
Ovviamente il tono è preoccupante, perché l’evento è ritenuto sacrilego.
Ciò che Missini aveva visto era una mascherata con cinque personaggi: un con l’abito, il cordone e il cappuccio di San Francesco, l’altro vestito da prete secolare, il terzo mascherato da dottore, il quarto da soldato e il quinto, che li tirava, appariva come una meretrice.
La donna di facili costumi, peraltro impersonata da un uomo, conduceva alla perdizione religiosi e rappresentanti militari e della sanità pubblica. Nella narrazione dell’episodio incriminato si fa riferimento all’intervento dei frati di Pordenone che avevano immediatamente interrotto la rappresentazione che stava percorrendo le strade cittadine, ma l’irriverenza era certamente tipica del carnevale pordenonese.
Alcuni anni dopo in una piazza della città alcuni giovani portarono un pupazzo e mimarono la confessione. Sono queste le prime notizie sulle origini del Carnevale di Pordenone, che era più un’occasione di protesta contro le leggi religiose che erano state diffusi in Friuli Venezia Giulia all’epoca.
La formula moderna è certamente più recente, ma non si conoscono bene le origini di tali tradizioni.
Risale al XX secolo la manifestazione carnevalesca pordenonese come la si vede oggi. Quindici carri e una moltitudine di maschere sono al centro delle sfilate moderne, ma nel capoluogo di provincia ci sono moltissime feste al chiuso che forse rispecchiano la tradizione della protesta, tramutata in presa in giro di alcuni personaggi e avvenimenti dell’attualità locale.
In Friuli Venezia Giulia le maschere tipiche, inventate nei secoli passate ispirandosi alle manifestazioni carnevalesche alpine, sono i Blumari, i Maschkar e gli Jutalan, montanari un po’ rudi.
A Pordenone, inoltre, c’è l’usanza di chiudere il carnevale a metà Quaresima con il ”Rogo della vecia”, una vecchia che simboleggia la chiusura dell’evento e che si porta dietro gli eventi dell’anno passato e l’inverno.
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