Palermo, operazione antimafia a San Giuseppe Jato: arrestato il nuovo "Papa", altri 5 in manette
Автор: TELE ONE
Загружено: 2018-06-14
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Un'altra operazione antimafia a San Giuseppe Jato dopo quella dell'ottobre di due anni fa. I carabinieri del nucleo investigativo del Gruppo di Monreale hanno arrestato sei persone su disposizione del gip del tribunale di Palermo, Gugliemo Nicastro, dopo le indagini della Dda coordinate dai pm Federica La Chioma, Amelia Luise e Dario Scaletta. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione mafiosa e estorsione aggravata. Indagati sono altri cinque soggetti per minaccia aggravata e associazione mafiosa.
Le estorsioni. Le indagini dei carabinieri del Gruppo di Monreale hanno documentato due tentate estorsioni nel territorio di Monreale. A due ditte edili sono state avanzate richieste di somme tra 2.500 e 3.000 euro ad appartamento realizzato. Uno dei canrtieri stava lavorando alla realizzazione di 18 appartamenti.
La tentata estorsione consisteva anche nell'affidamento a due ditte per realizzare impianti idrici e elettrici. Il comparto dell'elettricità doveva essere affidato a Billetta. Gli imprenditori hanno ammesso ai carabinieri di avere affidato i lavori a lui per non avere problemi.
Gli arrestati. L'indagine va avanti dal 2016 e considera episodi fino all'estate del 2017. Ecco gli arrestati: Sergio Damiani già in carcere dal 2016. È lui il "Papa", secondo i carabinieri, il capo della famiglia di Monreale. Salvatore Lupo, Girolamo Spina di San Giuseppe, Salvatore Billetta, Antonino Alamia. Tutti erano gia in carcere. Unico che ancora era libero Antonino Sciortino, nuovo estortore del mandamento. La cassa della famiglia veniva gestita da Alamia, che è un barbiere.
Il Papa. Il Papa, Sergio Damiani, panettiere, era atteso dai suoi uomini alla scarcerazione. Era lui l'uomo che era stato designato come capo di Monreale per il suo carisma. Damiani era tornato in carcere nel 2016 ma prima era stato insignito del ruolo di capo. "L'unico Papa che ci può essere è Sergio", dicevano gli affiliati. Alamia, esponente di vertice di San Giuseppe Jato, è stato colui che ha convinto Damiani nel 2015 a diventare il capofamiglia, prima che ritornasse in carcere per scontare una pena di 11 anni. La reggenza di Damiani si è manifestata anche in un episodio particolare. Ha dato l'assenso a mandare un avvertimento a un piccolo ladro che era autore di diversi furti sul terriorio. Al ragazzo furono inviati i proiettili, non rubò più. Spina è un'altra delle figure di spicco del mandamento. Gli viene contestata una delle due estorsioni.
Anche questa operazione - come le precedenti indagini dei carabinieri denominate “Quattropuntozero” e “Montereale” (all’esito delle quali, tra marzo e ottobre 2016, erano stati tratti in arresto molti esponenti apicali del mandamento di San Giuseppe Jato) – è relativa alla famiglia mafiosa di Monreale.
"Sono stati individuati i vertici e i nuovi assetti della famiglia mafiosa di Monreale. San Giuseppe Jato è la famiglia mafiosa più importante, vicina a Palermo e in contatto con le famiglie più importanti. "L'estorsione rimane l'attività che continua a rimpinguare le casse della mafia. Questa attività investigativa - dice il comandante provinciale dei carabinieri, Antonio Di Stasio - avviene a ridosso del 35esimo anniversario della morte del capitano D'Aleo che venne ucciso insieme all'appuntato Bommarito e al carabiniere Morici. Stava svolgendo importanti indagini su Cosa nostra proprio sulla famiglia di San Giuseppe Jato allora detenuto da Salvatore Damiani, papà del capo arrestato oggi". (repubblica)
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