Borghi più belli d'Italia, Fiumalbo, abetone ,appennino Toscoemiliano, visto dal drone DJI mini 2
Автор: Franco e Lory sulle ali della libertà
Загружено: 2021-06-08
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Il nome
Due le ipotesi su Fiumalbo: da flumen album, «fiume bianco», con riferimento alle spumeggianti acque dei due torrenti che circondano il borgo; o da Flumen Alpium, a indicare le vicine montagne, in particolare il Cimone, chiamato un tempo “Alpone”.
La storia
II sec. a. C., l’esercito del console di Roma Marco Claudio Marcello sottomette i primi abitatori dell’Appennino modenese e reggiano, i liguri del Frignano (Ligures Friniates).
1038, il marchese Bonifacio di Toscana, padre di Matilde di Canossa, dona al vescovo di Modena Viberto “la rocca che si chiama Fiumalbo”.
1197, Fiumalbo giura fedeltà al Comune di Modena; il giuramento viene ripetuto dai reggenti della comunità davanti al popolo nel 1205 e nel 1276, per confermare il rapporto privilegiato con Modena che non viene meno anche quando la città passa sotto il dominio degli Estensi.
1338, gli statuti del Frignano regolano i rapporti, sempre positivi, con gli Estensi: alla loro compilazione partecipa, tra i saggi, Flumalbius de Flumalbullo, il cui nome indica che la comunità è già strutturata e dotata di ordinamenti autonomi.
1401, i reggitori della comunità “congregati nella chiesa di San Bartolomeo” redigono gli statuti cittadini e instaurano relazioni commerciali e culturali anche con l’area toscana, il cui influsso – forte fino a tutto il XVI secolo – è rimasto nell’inflessione dialettale e nei nomi di molte famiglie locali.
Una fitta rete di sentieri ben segnalati, tracciata su vecchie mulattiere e vie un tempo battute da pastori e pellegrini, parte da Fiumalbo e s’inoltra nel Parco del Frignano: può essere percorsa a piedi, a cavallo o in mountain-bike. Inoltre, la vicinanza di moderne stazioni sciistiche rende felici gli amanti degli sport invernali.
Fiumalbo è uno dei due ingressi al Parco del Frignano (l’altro è Fanano). Il centro visita di Ca’ Silvestro è situato in un fabbricato d’inizio Novecento a un km dal borgo (in via Selve, tel. 0536 74062, www.parcofrignano.it). Il parco protegge un’area di oltre 15mila ettari che va dai 500 metri d’altitudine dei prati da fieno ai 2.165 del monte Cimone, il maggior rilievo dell’Appennino tosco-emiliano. Boschi di querce miste con carpini e ontani, foreste di frassini e castagni, verdi pascoli, selve di faggi e di abeti, ambienti lacustri e paludosi, torbiere, ghiaioni, creste, crinali e cime rocciose da cui il panorama spazia fino alle Alpi e al mare Tirreno: è questo l’habitat estremamente variegato del Parco del Frignano, in grado di preservare la biodiversità e favorire la crescita e la conservazione di specie rare, vegetali e animali. Qui ha casa la marmotta e viene avvistata anche l’aquila reale.
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