Neuroplasticità: come l'esperienza può cambiare il nostro cervello - Intervista a Nicoletta Berardi
Автор: Psicologia - Luca Mazzucchelli
Загружено: 2020-10-19
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Come l'esperienza può cambiare il nostro cervello è il tema ampiamente trattato da Nicoletta Berardi in questa preziosa intervista.
La neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di modificare la propria struttura può essere potenziata dai primi anni di vita proponendo ai più piccoli un'ampia batteria di attività.
L'esperienza umana, traducendosi in cambiamenti di attività elettrica nei circuiti nervosi, permette così al nostro cervello di modificarsi.
Su come potenziare la neuroplasticità emergono diversi spunti, tra cui:
l'importanza dell'attività sportiva intesa come esplorazione cognitiva
il contatto fisico per potenziare la neuroplasticità fin dai primi anni di vita
Nicoletta Berardi è professoressa ordinaria di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica dell'Università di Firenze.
Ecco il minutaggio dell'intervista con i principali argomenti trattati:
0:08 chi è Nicoletta Berardi e di cosa si occupa
0:31 in che modo le esperienze modificano il cervello
3:06 l’importanza dei meccanismi epigenetici
4:35 cos’è la neuroplasticità
5:26 potenziare la neuroplasticità
8:48 attività specifiche per potenziare la plasticità cerebrale nei bambini
10:48 come il contatto fisico può favorire lo sviluppo cerebrale
13:22 è giusto riempire l’agenda dei nostri bambini di attività?
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LM: "Nicoletta, in che modo le nostre esperienze modificano il cervello?”
NB: “il nostro cervello è costruito per essere modificabile. I nostri circuiti nervosi sono fatti per essere modificati dall'esperienza, la quale si traduce, nei circuiti nervosi, innanzitutto in cambiamenti nell'attività elettrica. E questi cambiamenti nell'attività elettrica a loro volta si traducono in fattori molecolari che promuovono cambiamenti nell'efficacia delle comunicazioni fra cellule nervose e possono potenziarli o possono ridurli. In questo modo cambia la struttura e la funzione di un circuito; e cambia anche in maniera molto duratura.
Perché ci sono dei meccanismi di consolidamento e mantenimento di questo cambiamento. Tra questi ultimi scoperti, ci sono i meccanismi epigenetici che, cambiando la trascrivibilità di specifici geni, mantengono nel tempo i cambiamenti che l'attività elettrica ha indotto e che giustificano anche effetti molto duraturi di esperienze che possono essere positive o negative, ovviamente, ma che si ripercuotono magari per anni.
Non è memoria. Anzi, non è solo memoria.
Un esempio molto chiaro sono gli effetti dei livelli di cure materne in modelli animali: se i piccoli ricevono elevati livelli di cure materne, allora queste modifiche epigenetiche rendono più trascrivibile il gene che codifica per una proteina, che sono i recettori dei glucocorticoidi nell'ippocampo, che regola l'asse
ipotalamo-ipofisi. Da adulti, quindi sono passati mesi che nell'uomo sarebbero anni, questi animali mostrano più propensione al gioco, sono meno ansiosi, e se sono femmine mettono in atto alti livelli di cure materne.”
LM: “tu ti occupi molto di neuroplasticità. Come possiamo potenziarla nel nostro cervello?”
NB: “allora, la neuroplasticità è proprio la plasticità dei circuiti nervosi. Cioè la capacità dei circuiti nervosi di modificarsi in risposta all'esperienza. Un ambiente ricco di stimoli, cioè che stimola l'esplorazione, l'interazione, la memoria, ma anche l'attività fisica e le interazioni sociali possono contribuire a potenziare la neuroplasticità.
Di questi aspetti, quello che all'inizio ha suscitato forse più curiosità e anche incredulità, è l'esercizio fisico. Che l'esercizio fisico potenzi la plasticità neurale al punto da favorire i fenomeni di apprendimento e memoria sembra buffo. Però non è buffo perché l'esercizio fisico, nella nostra storia diciamo, per i nostri progenitori, non era correre in palestra, ma consisteva nel camminare, esplorare e cercare. Quindi, per esempio, c'era bisogno di formare una mappa cognitiva; e quindi, che l'esercizio fisico benefici l'ippocampo, da questo punto di vista, non stupisce.
Ma camminando e esplorando per formare la mappa cognitiva, i sistemi sensoriali devono essere allertati; e quindi non stupisce nemmeno che l'esercizio fisico potenzi proprio l'attività dei neuroni sensoriali visivi. Quindi, per esempio, nell'anziano che è tendente ad avere una plasticità più bassa legata all'invecchiamento, interventi basati sui giochi cognitivi e sull'esercizio fisico migliorano lo stato cognitivo.
Quindi si può pensare di potenziare la neuroplasticità: giocare a scopa, giocare a scacchi, leggere, fare giochi che stimolano e richiedono l'attività cognitiva, magari combinati insieme all'esercizio fisico perché si potenziano reciprocamente, questo sembra avere effetti generalizzati anche alla vita quotidiana."
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