SANTI E MONTI DI GIOVANNI MORO
Автор: euroregionenews
Загружено: 2025-10-06
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Sono 27 tra bozzetti, studi ed opere finite i dipinti di Giovanni Moro, che si possono ammirare gratuitamente fino al 19 ottobre A Palazzo Antonini Stringher nella sala mostre della Fondazione Friuli, allstita in collaborazione con il Centro Friulano Arti Plastiche (CFAP), Le opere esposte nella mostra “Il colore della nostalgia nella tavolozza di Giovanni Moro”, sono state donate alla fondazione dalla nipote dell'artista Maria Teresa Savio Hooke, e da una dei figli dei cugini, Nicoletta Rossi Beltrame.
La maggior parte dei lavori, in particolare, torna in Friuli dall’Australia, e la donazione degli eredi nasce dalla loro generosità e dal desiderio che l'arte venga condivisa. un atto d’amore per la proprie radici – ha commentato il presidente della Fondazione Friuli, Bruno Malattia – che Giovanni Moro ha trasmesso anche ai suoi discendenti.
“Giovanni Moro – ha illustrato la storica dell’arte Isabella Reale, che è anche componente dell’organo di indirizzo della Fondazione Friuli – fu una figura costante e apprezzata nelle mostre allestite in Friuli durante gli Anni Venti. La sua attività fu particolarmente intensa nelle chiese ricostruite dopo la Grande Guerra. Oltre a distinguersi nell'arte sacra, Moro fu anche un apprezzato paesaggista. Il suo lavoro contribuì in modo significativo a creare un nuovo immaginario dell'alta quota, esplorando e narrando per la prima volta i paesi e i panorami tra Sappada e la sua Carnia natale.
Nato a Ligosullo nel 1877, Giovanni Moro fu il terzogenito di una famiglia di dodici figli, sviluppando sin dalla tenera età una spiccata passione per il disegno. La sua attività si colloca tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, prevalentemente all'interno dei confini dell'Impero austro-ungarico, Sia prima che dopo la Grande Guerra, Moro si dedicò alla realizzazione di numerose pale d'altare. Adottò uno stile caratterizzato da un naturismo fluido, arricchito da riferimenti neo-settecenteschi. Il nucleo più intimo del lavoro di Moro, che rivela la sua ispirazione religiosa e il sentimento del paesaggio, è ben testimoniato dalla donazione effettuata dalle sue eredi. Per molti anni visse a Udine, dove allestì il proprio laboratorio. Morì improvvisamente nel 1949.
I saluti del CFAP sono stati portati da Bernardino Pittino, che ha ringraziato la Fondazione Friuli per aver concesso in gestione i prestigiosi spazi al piano terra del palazzo, dove continuamente si rinnovano le mostre: quest’anno saranno ben 18. L’obiettivo è restituire visibilità e valore ai numerosi talenti artistici friulani. Così, dopo le esposizioni dedicate a Baldan e Biban, ora è il turno di Moro ed entro fine anno ci saranno quelle dedicate a Mitri e Dora Bassi.
La mostra di Giovanni Moro è visitabile gratuitamente fino al 19 ottobre: il venerdì dalle 16:30 alle 19:30, il sabato dalle 10 alle 12:30 e dalle 16:30 alle 19:30, la domenica dalle 10 alle 12:30 e dalle 16:30 alle 19:30.
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