Il principato di Taranto e la vita quotidiana nelle corti del Mezzogiorno tardomedievale
Автор: ERN ApuliaMED
Загружено: 2020-11-21
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Sul principato di Taranto, complesso organismo feudale incluso nel Regno di Napoli, esiste una ricca tradizione di studi, ma è soprattutto nell’ultimo decennio, e grazie anche alle iniziative promosse dal Centro Studi Orsiniani di Lecce, che il tema è stato oggetto di crescente attenzione da parte di alcuni studiosi afferenti alla cattedra di Storia Medievale dell’Università del Salento. L’esteso dominio signorile è stato esplorato sia in termini di cartografia storica, sia sul piano politico, economico, sociale e culturale. Tali piste d’indagine, che hanno in parte privilegiato una prospettiva incentrata sulla figura dei feudatari di turno, sull’esercizio del potere signorile, sulle prerogative di governo, sulle ambizioni e sulle aspettative del grande baronaggio nel quadro delle dinamiche politiche tardomedievali, si sono rivelate di notevole interesse, e non soltanto ai fini di un approfondimento e di una maggiore conoscenza del passato di Terra d’Otranto, ma anche come importante contributo alla comprensione, più in generale, della storia del Regno di Napoli e del “sistema” degli stati italiani tra Basso Medioevo e Rinascimento.
L’edizione e lo studio di un cospicuo numero di fonti provenienti dal principato di Taranto al tempo degli Orsini Del Balzo (dal 1399, anno dell’investitura di Raimondo, al 1463, anno di morte del primogenito, Giovanni Antonio) e degli Aragona (dal 1463 al 1503) hanno così consentito di approfondire il Quattrocento meridionale, e nello specifico salentino, sotto vari e molteplici aspetti (politico-istituzionale, burocratico-finanziario, socio-economico, artistico-culturale). Si vuole ora esaminare una sfera ancora poco indagata, vale a dire quella privata, per cogliere la dimensione domestica, le pratiche quotidiane, gli svaghi di corte e tutti quei momenti che il ceto feudale, contornato da una ristretta cerchia di familiari e "fideles", trascorreva all’interno del castello o palazzo baronale.
Esemplificativi in tal senso sono gli inventari del conte di Ugento e duca di Nardò, Angilberto del Balzo, figlio ultrogenito del duca di Andria, Francesco del Balzo, e di Sancia Chiaromonte, sorella della regina Isabella, moglie quest’ultima di Ferrante (re di Napoli dal 1458 al 1494). Essi offrono prova dell’agiatezza economica, della "munificentia" e dello "splendor" cui godeva una delle principali famiglie dell’aristocrazia feudale dell’Italia meridionale del Quattrocento. Si tratta di un materiale documentario (conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi) senza dubbio prezioso, che, oltre a chiarire diversi aspetti del dominio signorile del conte di Ugento, offre la possibilità di ricreare momenti di vita quotidiana, usi e costumi di un mondo nobiliare attento alle mode del tempo, attratto dal particolare prezioso, amante del lusso e dello sfarzo. Alcuni degli oggetti elencati rappresentano più di altri il segno tangibile dello status e del potere politico di casa del Balzo, l’agiatezza economica, l’appartenenza ad un rango che può, e deve, nello stesso tempo, vivere, mangiare, vestire e apparire nell’opulenza. La descrizione di beni e di oggetti di uso quotidiano rappresenta una fonte di sicuro interesse per la storia della cultura materiale e, più in generale, per la storia della mentalità e del costume.
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