W. A. Mozart: Exultate, jubilate K 165/158a Hendricks - Chamber Orchestra of Europe - Abbado
Автор: Marco Santià Pianist&Teacher
Загружено: 2026-01-15
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Wolfgang Amadeus Mozart: Exultate, jubilate K 165/158a
Exsultate - Allegro
Fulget amica dies - recitativo
Tu virginum corona - Andante
Alleluia - Allegro
Chamber Orchestra of Europe
Soprano: Barbara Hendricks
Direttore: Claudio Abbado
Teatro Comunale di Ferrara, 18 ottobre 1991
Giunto a Milano (4 novembre 1772) durante il terzo e ultimo viaggio si prepara a scrivere i pezzi chiusi per gli interpreti del «Lucio Silla». Delicatissima operazione, come si sa, e da farsi all'ultimo momento, perché il compositore deve ritagliare le forme a misura del cantante, tenendo conto delle qualità vocali, delle condizioni di salute di questi tiranni delle scene, dei loro «desiderata» virtuoslstici.
E Mozart puntualmente li accontenta. Purtroppo le cose non vanno nel migliore dei modi, perché la sera della prima (26 dicembre 1772) un latente nervosismo serpeggia fra il pubblico e gli esecutori. Lo spettacolo inizia con tre ore di ritardo: l'arciduca Ferdinando ha dovuto prima assolvere seriosi impegni di governo: scrivere gli auguri di buon anno — «molto lentamente», annota Leopold — a sua maestà imperiale e ad altri illustri dignitari. Anche gli interpreti riservano delle sorprese: il protagonista, sostituito all'ultimo momento con un cantante di chiesa, è così goffo che sembra «voler prendere a schiaffi la prima donna e portarle via il naso con un pugno». Anna De Amicis, nei panni di Giunia, gelosa degli applausi che l'arciduca riserva al «primo uomo», è furiosa e non si impegna. Chi fa la parte del leone nell'opera è invece il castrato e compositore di una certa notorietà, Venanzio Rauzzini (1746-1810), tanto soddisfatto e a suo agio nel ruolo di Cecilio, da commissionare qualche giorno dopo a Mozart un lavoro nel quale possa di nuovo sfoggiare la sua abilità canora.
Nasce cosi il mottetto «Exsultate, jubilate» che Rauzzini esegui la sera del 17 gennaio nella chiesa dei Teatini a Milano, «città — per mera coincidenza — di evirati cantori allevatrice».
Né il sopranista in un luogo sacro meravigli: perdurava infatti il costume, che invano polemisti e pontefici avevano cercato di debellare, di impiegare nelle cerimonie religiose gli evirati, i cui mezzi erano di gran lunga superiori a quelli dei fanciulli (voci bianche). «Exsultate, jubilate» può essere considerata una cantata per solo e orchestra (sacra o profana, si sa poco importa, essendo la musica nei due generi interscambiabile), nella quale Mozart fonde in perfetta sintesi l'esperienza strumentale viennese e il gusto belcantistico della scuola napoletana.
Apre il primo movimento («Allegro») in fa maggiore una breve introduzione dei «Tutti»: due oboi, due corni, archi e basso continuo. Il soprano intona un'aria in forma di rondò («Exultate, jubilate») che vede l'interprete gareggiare in agilità con l'oboe, impegnarsi in preziosi passaggi melismatici («psallant aethera cum me»), in rapidi trilli e in ampi salti (intervalli di decima).
Il recitativo secco «Fulget amica dies» unisce l'«Allegro» al successivo «Andante» per soli archi, lirico e malinconico nel suadente ondeggiare di semicrome e nella delicata scala ascendente fatta di note ribattute, legate e staccate. Una breve modulazione immette nel vitale e fiorito «Alleluja» (2/4) con cui termina la pagina e che anticipa, forse inconsapevolmente, la celebre melodia «Gott erhalte Franz den Kaiser» scritta da Haydn nel 1797 e subito adottata come inno nazionale austriaco.
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