Satriano CZ e la torre Ravaschiera
Автор: Gianpiero Taverniti
Загружено: 2021-05-26
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Nella prima metà del XVI secolo, si rese necessaria una riorganizzazione del sistema difensivo su tutte le coste
dell’antico Regno di Napoli in grado di fronteggiare le incursioni turche.
Questo processo di rafforzamento passò per un profondo rinnovamento dell’architettura fortificata.
La tipologia architettonica vicereale (1500-1730) si tradusse in bastioni a schema quadrangolare su base troncopiramidale, con coronamento liscio e caditoie.
La forma delle nuove torri rispondeva ad esigenze di
avvistamento e prima difesa, senza più possibilità di
resistere a lunghi periodi d’assedio.
Nel caso specifico della difesa costiera calabrese, per
evidenti ragioni di morfologia regionale, la protezione
non si limitò genericamente alle marine, ma fu estesa in
profondità sul territorio tramite torrette di guardia poste
più in alto e in comunicazione visiva in gruppi di tre, col
compito esclusivo di segnalare il pericolo ai paesi situati
nell’entroterra.
La Torre Ravaschiera si colloca in questa tipologia
costruttiva tipica dell’epoca con impostazione su base
quadrata; essa è situata nel Comune di Satriano M.na
(CZ) nella valle del fiume Ancinale, navigabile
nell’antichità e via di collegamento con l’entroterra delle
Serre Calabre in particolar modo per il trasporto di
legname, e aveva funzione di collegamento con gli
abitati pedemontani.
Essa pertanto appartiene alla tipologia funzionale
cosiddetta “cavallara”, cioè di allarme. Il termine
deriva dall’impiego di uomini a cavallo, incaricati di
percorrere in coppia il tratto di costa assegnato loro tra
una torre e l’altra, avvisando dell’eventuale pericolo i
“torrieri” mediante il suono dei corni in loro dotazione, o
sparando colpi d’archibugio.
L’ingresso alla torre è posto, come di norma, molto in
alto: vi si accedeva con un piccolo ponte levatoio, in seguito sostituito da una scaletta. Sulle facciate si aprono numerosi piombatoi. L’interno consta di quattro ambienti sovrapposti, ai quali si accedeva per mezzo di scale di legno amovibili,
coperti da un sottotetto a capriate, ormai completamente crollato in seguito alle forti piogge che si sono susseguite dal
settembre 2009 ad oggi.
Annesso alla torre è stato aggiunto successivamente, intorno alla fine del XIX sec., un frantoio ad acqua, com’è
facilmente desumibile dalla tipologia, dai resti lignei della macchina ad acqua e del muro di canalizzazione, oltre che
dall’unica macina superstite.
Il frantoio, malgrado lo stato d’abbandono in cui versa, rappresenta un importante esempio di “Archeologia Industriale”
tipicamente mediterranea.
Oggi, della presenza dei Ravaschieri rimangono ben poche tracce sul
territorio: lo stemma di famiglia posto sulla fontana Gattì, situata all’inizio
del paese, e la Torre Ravaschiera, ultimo baluardo difensivo, ridotto
ormai in pessime condizioni.
Info da scheda di Italia Nostra
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