RADIO DEEJAY ALBERTINO & FARGETTA ITALIA UNZ // OSPITE GIGI D'AGOSTINO AQUAFAN RICCIONE 1998
Автор: ROBBI ROCCA
Загружено: 2020-11-03
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Nel 1998, in occasione della pausa estiva, la produzione del Deejay Time fece armi e bagagli e si trasferì in massa presso l’Aquafan di Riccione per inaugurare una striscia televisiva di 20 puntate di poco più di mezz’ora. Il titolo era eloquente Italia unz, gioco di parole che univa l’emittente su cui esso andava in onda, Italia 1, e l’onomatopeico «unz unz» della base ritmica dei brani da discoteca.
Ma che cos’era in sostanza il programma? Essenzialmente un contenitore animato da Albertino e musicato da Fargetta in cui si suonano i brani più in voga nel DeeJay Time mentre 200 bei ragazzi e ragazze in costume ballavano spensierati a bordo piscina. Ad arricchire il tutto ospiti più o meno celebri a cantare “dal vivo in playback” la loro hit del momento: Corona, DJ Dado, Ti.Pi.Cal, Chase, una giovane Alexia e anche star di generi diversi come gli Articolo 31.
L’idea era liberamente presa da Non è la Rai, visto che anche qui il gruppo di ragazzi, sempre gli stessi, da mero contorno diventavano a loro modo dei piccoli personaggi grazie ai primi piani e alle sovrimpressioni che davano indicazioni su di loro. Oltre al puro intrattenimento estivo il principio che animava Italia unz era anche quello di «essere molto illuminante per chi parla della discoteca senza conoscerla: noi facciamo vedere com’è una discoteca senza stereotipi», come dichiarato da Linus, uno degli autori, in occasione della sua presentazione. Erano infatti anni moltro controversi per questi luoghi di svago collettivo a causa dell’esplosione delle droghe sintetiche e delle stragi del sabato sera dovute all’eccesso di “sballo”.
Non sappiamo se abbia contribuito o meno a modificare lo stereotipo del mondo della discoteca, di sicuro però Italia unz rimase nei cuori di molti di noi ragazzini di quegli anni, per motivi molto semplici: innanzitutto permetteva di accedere a un genere in voga su quello che era, ai tempi, il mezzo di comunicazione più popolare ed efficace; in secondo luogo perché permetteva a noi sfigati di dare uno sguardo a un mondo, quello delle discoteche, che spesso era di difficile accesso ma che comunque incuriosiva; infine, perché a corollario dell’elemento musicale c’erano belle ragazze (e bei ragazzi per par condicio) che si divertivano in maniera spensierata. Giovani che propugnavano un canone di bellezza sicuramente diverso da quello cui siamo abituati oggi, che non si rifaceva necessariamente a fisici scolpiti da sei ore di palestra giornaliere o culi torniti da maratone di squat. Gente insomma non molto diversa da quello che potevamo essere noi.
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