L'importanza di imparare il 'canto strumentale', nella testimonianza di Italo Tajo
Автор: Ior Tredici
Загружено: 2023-10-24
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Ecco un punto cruciale, tratto da un'intervista al basso Italo Tajo avvenuta a New York, a cura del programma radiofonico 'La Barcaccia', nel 1991:
«Andando a Glyndebourne, col Maestro Busch io ho imparato quello che noi chiamiamo il "canto strumentale", cioè trattare la voce come uno strumento: devi essere padrone assoluto della tua voce, dei colori della tua voce, dei 'piani', dei 'forti', eccetera... perciò con questa disciplina io sono riuscito a essere un buon mozartiano, credo (...) in fondo è una questione di disciplina, di disciplina vocale".»
N.B. Tajo aveva studiato violino e canto a Torino con Nilde Stichi-Bertozzi, prima del debutto nella stessa città al Teatro Regio nel 1935 come Fafner ne "L'oro del Reno" di Wagner. Nel 1966 iniziò l'attività di docente presso l'Università di Cincinnati, continuando ad esibirsi fino a oltre settant'anni in ruoli di caratterista, frequentemente al teatro Metropolitan, dove fece l'ultima apparizione proprio nel 1991 nella "Tosca" di Puccini (nel ruolo del Sacrestano). La sua carriera è stata una delle più longeve della storia della lirica, essendo durata ben 56 anni. Cantò in tutti i principali teatri e sale del mondo, dalla Scala al Met (ove cantò per 16 stagioni, all'interno del periodo 1948-'91), passando per l'Opéra di Parigi, la Deutsches Opernhaus di Berlino, il Liceo di Barcelona, lo Staatsoper di Vienna, l'Albert Hall di Londra, etc. Possedeva un repertorio molto ampio, che comprendeva parti di protagonista e di comprimario, dal Settecento al Novecento.
Nel 1954 esordì anche nella regìa al San Carlo di Napoli con "Mozart e Salieri" di Rimskij-Korsakov. La praticò fino al 1984 mettendo in scena titoli di repertorio e rarità, soprattutto al Corbett Auditorium di Cincinnati. In qualità di regista fu a Barga nel 1971 e nel 1972; ma anche a Detroit, Honolulu, Seattle, Chicago, Pietroburgo, Dallas e Teheran.
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Sul Bel Canto italiano :
Clerico: «Abbiamo chiacchierato, l'altro giorno, un poco a proposito dell'antologia mozartiana. Parliamo allora un poco di come si canta Mozart secondo Italo Tajo!»
Tajo: «Come si canta Mozart? Come si canta in tipico italiano, è la stessa cosa: il bel canto italiano... Mozart è per eccellenza il compositore italiano, io dico. Devo dire, comunque, di avere imparato a Glyndebourne il cosiddetto canto strumentale, cioè trattare la voce come uno strumento per avere il completo controllo della voce stessa. Perciò ho imparato a curare il legato, lo staccato, strumentalmente appunto. In questo mi ha aiutato il mio violino (...) che nel suo insegnamento aveva ben chiari i concetti di staccato, pizzicato, arcata, cavata, e il cantante deve preoccuparsi di contenere la propria voce, in un certo senso, e usarla...»
Sul saggio uso della voce :
Clerico: «Ho il disco Cetra con l'antologia mozartiana: io, quando lo ascolto, sento una voce che scorre tranquilla di qua e di là!»
Tajo: «Guardi, quello io l'ho preparato in un mese. (...) Ma per un mese (mi sono preso un mese di libertà dagli impegni romani) mi sono messo lì col mio tastino...»
Clerico: «Anche perché l'aria "Per questa bella mano" è di una difficoltà...»
Tajo: «Mamma mia, va su e giù che è una cosa tremenda; bisognava vagliare il suono e distribuirlo altrimenti non si arriva giù e non si arriva su, è un lavoro di cesello e di equilibrio, un cantare a fior di labbra, diciamo... è questo ciò che io intendo per "usare la voce"...»
« (...) io ripeto di aver sempre usato la voce e non ne ho mai abusato, questo è quanto io insegno anche ai miei ragazzi: "NON ABUSATE DEI VOSTRI MEZZI, TROVATE LE POSIZIONI, TROVATE IL SUONO, non copiate nessuno, non cercate di fare delle cose che sono fuori delle vostre capacità. Perché se sforzate quello strumentino che avete lì, nella gola, è finita!" »
(da: Cesare Clerico - "ITALO TAJO la parte del basso" - Scomegna, 1985)
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